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Pensando a te

Pensando a te, mi accorgo
che non esistono altre direzioni
né parole vergini a spiegare
che anche per me il mondo
non ha fine.

Pensando a te, già si è fatto giorno
e ritornare è un po' come partire,
non sapevo che, aprendo la mia porta,
ti avrei rivista, e ancora,
un'altra volta.

Dimmi chi sei, e dimmi cosa fai
se hai sempre su di te il mio sguardo
e quella faccia, che nello specchio
non si vedeva, e non si vedrà mai.
Dimmi perché ho di nuovo nostalgia
e non ricordo più quando son morto,
forse sei un porto, o forse una poesia,
ma se rinasco, di sicuro
è un altro sogno.

Oggi ho bisogno di dirti che ti penso,
che non so il senso, ma immagino di averti
in quella vetrina, di nuovo accanto a me,
in quella strada, dove la pioggia non bagnava.
Ho bisogno di cercare quello sguardo,
telefonarti a un metro dal tuo treno,
non svegliarmi di nuovo contro un muro
e guardarti, prima che tu vada.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


Forse io

Tu striscia, vipera mondana, mordi
bellezza senza gloria, pelle fredda
di sofferenza, vecchia storia, le armi
d'ogni loquace oblìo strisciano sempre
su sé stesse, il serpente infido m'entra
e s'attorciglia, nelle resse irreali
l'invitante essere stolto, echio e pana
in occhi perfidi senza ciglia, ama
le notti senza onore, e invidia chi
non dà calore, inganna tutti i folli,
persi in un vortice d'inesistenza,
ignorando che il nero sia colore!
ma se impazziscono le vostre sere
io mi chiamo e riscopro un senso, poi
mi perdo e ti comprendo, e cosa fai
tu vil mercante? d'amore ti vesti,
ritorni e vai con nuove vesti, e vendi
con falsità d'amante altri bisogni,
ma non adesso, che siete distanti,
in vita illusa di vana amicizia,
con le menti turbate dai ricordi;
e per quel male ora nascondo il mio,
spengo alla fonte le braci rimaste
e pregherò che allievi la mia sete,
possa affilare le nuove armi, e Dio
darmi conforto, in questa croce reale
di nessuno, devota ad antichi angoli
e a cerchi senza torto, e verrà pace
sincera, per qualcuno. Forse io.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


Anche la notte

Guardami, prendi la mia mano
senti come trema la mia pelle
piano, fai piano, non parlare
ascolta cosa dice il mio amore
piano, vieni piano alle mie labbra
stringi forte la mia mano
più forte che puoi, più forte,
non puoi farmi male, mai.
Eccomi, sono qui, sono vicino
appoggiati al mio petto, respira
allunga le gambe, fatti guardare
fatti amare e stringimi forte
più forte che puoi, più forte!
Senti le mie mani, senti il mio respiro
culliamoci i visi guancia a guancia
dimmi cosa senti, senti cosa sento
dimmi cosa provi, sul tuo petto
se sfioro il tuo cuore con un bacio.
Sorridimi, fammi sorridere,
fammi impazzire se impazzisci
urla e fammi urlare forte
più forte che puoi, amore mio,
guardami sempre, non smettere mai
chiudi i tuoi occhi solo per sognare
addormentati in me, e riposa al mio fianco
anche la notte leggera ci ama.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


Omnia malam*

Non è più rosa e liscia la tua mano
di sangue intrisa e ornata di catrame
che baciavo al tramonto della vita
mentre mi davi a bere il tuo sudore.
Anch'essa in quella fossa tenebrosa
trema dei tuoi pensieri di puttana
spersi nei campi di grano mietuto
come le teste senza corpo e fede.
Pensare che c'è sempre chi ci crede,
e la notte una visione scolorita
giurava d'essere mia! e pensare
che sol ieri orinavi la mia vita,
e d'altri sogni riscaldavi il tempo
com'io non fossi corona di fumo
triste ma saggia nel losco profumo.

- Non posso violentare i sassi sulla spiaggia
vorrei fermare l'onda ma essa è già lontana
a inondare altri lidi e partorir follie -

D'amor e amor, che vomita parole
e come creta si dissolve in mare,
traccia non resterà che sul mio petto,
le mie saranno miche d'impiegati
negli uffici in cui muore l'anarchia
delle menti già invecchiate dietro
l'antica porta color gioventù.
Non sarai tu, a ridarci l'allegria,
né servirà tardi parlar dei morti
e dei tuoi sordi che ricordo, e amici
risorti fra gimcane di loquele,
o della mela come fosse pane
di quel paese del paese dei nani:
nel mondo doppio dove m'invitasti
che d'ogni nulla s'inventava fasti.

* Per il dolore d'ognuno.


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


Mia piccola «Deide».
di David Maria Turoldo

"Mie notti con Qohelet"
MENDICANTI DI DIO

Con sorriso oso dirti, o Morte, che non esisti.
E non tanto per alambicchi di parole,
uguali ai fatui sillogismi di chi ti negava
mentre pestifera mietevi vite per tutta la città.
Non esisti, se appena il Silenzio m'inghiotte:
non più verbo, suono è già tanto, bolla di vento:
è dunque il mio stesso Io un nulla?
Il Tutto-Nulla che contiene l'universo.

E' la condizione estrema, l'abisso
Dove anche Coscienza s'invola
E di nulla in nulla passiamo.


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


E poi dici che non sei un poeta

Odo uno scintillìo di note,
vengono sprigionate dalla tastiera di un pianoforte,
suoni conosciuti, ma sempre come nuovi:
Chopin, Strauss, Bach, Mozart, Debussy, Beethoven...
Sembra che tu non suoni le loro,
bensì opere nuove che appaiono a me dedicate.
Un baluginìo di note pervade la stanza,
non oso disturbare,
ho paura che entrando
possa spezzare la magìa del suono.
Dici di non essere un Poeta,
di non avere mai scritto una Poesia,
ma sei un artista
e un artista compone ispirato
da parole che vengono dal cuore
e poi, spiegami com'è
che pochi giorni fa hai scritto
la tua prima Poesia?
Come vedi sei anche Poeta
e forse non lo sapevi,
io te lo sto facendo capire.
Il tuo cuore è sempre così
giovane e innamorato
e continuerà a comporre.
Le dita sul piano scorrono veloci
poi leggere poi ancora veloci,
mi affascina ascoltarti,
mi commuove e anche se non lo dici
è vero che stai suonando per me.
Tutto è musica e passione
il cuore vibra di emozioni
dagli occhi scendono lacrime ma di felicità.
Ti prego, continua a suonare
pianista dai dolci pensieri,
io continuerò ad alimentare il mio cuore
al suono delle tue note.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


E tu, ed io

E tu, ricordi la rena selvaggia
dove rimase un mazzo di violette
e i mille pianti nei diecimila anni
che chiedevano come finirà
e i centomila messaggi e gli amanti
che volavano tra mete e metà
ed un milione di sorrisi apatici
pensieri tristi sui momenti erotici
nell'infinito più grande che c'era
e anche la notte leggera, mio Dio.

E ti ricordi quella nostra spiaggia
dove non c'erano storie già lette
e davo al vento ogni assenza di te
quando anche lui si dimostrava amico:
- bella non è, come di notte il sole
che sulla luna mostra le sue rughe
no, non è bella, ma com'è bellissima
perché con lei la luna sono io -
mentre l'assurdo pioveva dal cielo
e dolce ti stringevo, forte al petto.

Ed io ricordo, dopo ogni tempesta
il corpo e il cuore di un'adolescente
che da Poesia creava nuove stelle
in ogni niente a cui mi abbandonavo
ma mentì il vento, e sobillò le nuvole
che anche loro tremavano d'invidia
coprì d'infamia sogni astri e riflessi
cambiò vestiti e scoperchiò le case
e disperse la sabbia che restava
priva del tuo riparo, nel mio pugno.

E non ricordo come mi son perso
quand'è che fu quell'ultimo respiro
poi che ci vuole, bastava negare
si sa che il male cambia le parole
che ci voleva, bastava annegare
ed asciugare lo spirito al sole
forse bastava una Poesia, l'ultima
per salutarti prima di andar via
- infine cosa ci faccio qui, io... -
e forte ancora stringerti, amor mio.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 




Eccomi.. oggi 2 febbraio 2006, ancora a pezzi, ed i miei resti calpestati e dispersi in una discarica di ricordi ed errori nauseanti. 
Ancora, il tradimento e le offese più squallide sono arrivate dalla persona che amo.
Quanto c'è voluto la prima volta, 15 anni? non si impara nulla. 
Non se ne passano mai abbastanza. 
E sono sempre quelli che appaiono più indifesi e bisognosi di aiuto, quelli senza scrupoli, i più feroci.  
Ricordalo, ogni volta che ti conquista una promessa, ogni volta che non li conti, tutti quei sorrisi, o che metti un commento. troppa gente è malata, troppe sono le assurdità. Stavolta basta. Certo che non smetterò di scrivere, amica mia, io amo scrivere, ma non frequenterò mai più branchi di mostri e psicopatici senza cuore, tipo quelli, scusami, che tu stessa frequenti, nell'illusione che il sorriso di una faccina non nasconda l'essere più abietto e assassino.. Guarderò bene negli occhi tutti, d'ora in avanti. Ed eviterò, con cura, i pazzi. tra poco uscirà il mio nuovo libro, ed è solo così che parlerò, in futuro. In silenzio, con gli occhi. 
Scusami per questo sfogo, ma la ferita è fresca. Dimenticalo ora, e cancella questa mail.. domani è un altro giorno.  
Forse... si parlerà d'amore e poesia. Chissà. 
Forse... domani. 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 




Ciao, amore della notte e del giorno.  
 
Mi sento leggera nel cuore ora che ti ho parlato di quel sentire che ti ho taciuto per paura, per timore di una tua reazione che mi avrebbe addolorato. 
 
Questa notte ti ho sentito dentro la parte più esterna, la pelle. Ti ho sentito nello strato più profondo oltre le ossa e il sangue nel cuore, che ancora riesco a percepire. Ti ho sentito nell'anima: quello strappo tra il corpo e il cuore e l'inconscio che è diventato reale dopo il piacere e le lacrime che scendevano lunghe e salate. 
Ti amo di un amore a me sconosciuto e che ogni giorno mi coglie di sorpresa e mi toglie il fiato.  
 
Non voglio svegliarti, quando mi leggerai sarò per strada; andiamo a fare una passeggiata, è una giornata limpida e fredda. Sono già stata ai margini del bosco. Ho respirato il sole e la terra. Ti chiamo più tardi, prima di entrare là dove il mio cellulare non prende. 
 
Ti abbraccio stretto stretto stretto.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 




Sotto le coperte la luce del giorno si è fatta sera. Quando ho chiuso gli occhi il sole illuminava di luce dorata la collina e tra i rami dei pini il cielo era azzurro, quando li ho aperti il sole non c'era più, solo il grigio scuro dei rami, la stessa tonalità sulla collina e il cielo era glicine. Sotto le coperte volevo dormire e sono stata sopraffatta da decine, decine, decine di pensieri. Più di cento pensieri hanno invaso la mia mente, l'hanno spazzolata, aggrovigliata, stesa, asciugata e prosciugata, incatenata, liberata. Immagini nitide e appena abbozzate, colori, qualche profumo. Ho vissuto proiettata nel non so dove. Ho visto una grande finestra sul tramonto, il tramonto sul mare, il mare sul cielo, il cielo sulle nuvole, le nuvole sul prato, sul prato gli abeti. Un tavolo chiaro d'abete nella stanza dalla grande finestra. Sul tavolo libri, sui libri parole, sulle parole schizzi in bianco e nero, le tue parole le mie parole. Ho visto una stanza grande, sul giardino fiorito le orme dei piedi dei  nostri figli. Orme più grandi e profonde delle nostre. Ho visto le tue mani sulle mie, le mie sulla terra fresca, sulla terra i fiori, sui fiori il vento ambrato dell'estate, sull'estate le ciliegie appese , sulle ciliegie le labbra rosse, sulle labbra gli occhi spalancati di mille occhi, sugli occhi fili intrecciati da un contadino, sul contadino un cappello di paglia, sul cappello di paglia le rughe, sulle rughe il sorriso, sul sorriso il succo rosato e denso dei fichi maturi che gocciolava lento...

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 




Tra sonno e sonno un sorriso per i tuoi sogni.
Quando non ci sono parole può servire un abbraccio? E poi andare, correre, ridere, scherzare, cercare il sole e stringerti il cuore...sono con te ora.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 




Semineremo fiori sulla sabbia
carezze come aratri e mani bianche
senza scarpe i piedi silenziosi.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 




Se dici a un saggio che è saggio, ti cambierà.
Se dici a un folle che è folle, ti amerà.
Se dici a un pazzo che è pazzo ti ammazzerà.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 




D'erba cattiva colorata a fiori
serba il ricordo ma non invitare
il contadino alla mensa dei suoni.
Il maledetto male nega il bene
come gramigna protesta nel campo
e dice al merlo di beccare il seme.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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