Lettera aperta al giornalista Antonio Socci
e, p.c., al direttore del quotidiano "Il Foglio" Giuliano Ferrara
Egregio dottor Antonio Socci,
le scrivo da vari siti di Internet perché è da Internet che lei ha raccolto l'idea -e buona parte del materiale- con la quale, in data sabato 26 novembre 2005, ha colmato ben due pagine del quotidiano "Il Foglio".
L'argomento, che a questo punto le è ben noto, è l'interpretazione allegorica che riconosce l'Eden della Divina Commedia nella "Primavera" di Sandro Botticelli.
Ho preso atto di essere stato nominato, nel suo lungo articolo, "en passant", per ben due volte ed ho notato, pure, che sono stati citati l'ing. Giancarlo Gianazza e il prof. Gian Franco Freguglia, autori del libro "Il riflesso di Dante nella Primavera di Botticelli", testo dal quale lei ha attinto a piene mani, senza però rispettare pienamente lo spirito del primo capitolo, che dà interamente e correttamente conto delle mie ricerche.
Il problema, egregio dottor Socci, è che io sono rimasto perplesso soprattutto per l'intitolazione, a caratteri cubitali, del suo articolo: "MACCHÉ VENERE PAGANA, QUELLA È LA PRIMAVERA DI DANTE. Sostiene Socci che il capolavoro di Botticelli é l'allegoria del paradiso terrestre...-".
Il problema è sottilmente filologico: Antonio Socci non può sostenere, lasciando che si parli di sé in terza persona, che il capolavoro di Botticelli è l'allegoria del Paradiso terrestre. Al massimo Socci può sostenere di condividere le tesi di Kathrin Lindskoog e di Lino Lista. S'ingenera, altrimenti, nei lettori di un quotidiano, un equivoco in relazione alla paternità dell'allegoria.
Le espongo allora, sinteticamente perché Internet abbonda di queste nostre cose, alcune informazioni utili per la conoscenza dei fatti.
1) La rivista Episteme, da lei citata, donde sono stati tratti sia l'idea sia numerosi concetti esposti nel suo articolo, non è una rivista soltanto telematica ma è, in primo luogo, cartacea. Il numero 6, dov'è il saggio di Lino Lista "Le tre Grazie: una chiave per dischiudere il giardino della Primavera", fu stampato dall'editore Porzi di Perugia. La ricerca, ancorché informalmente diffusa, è stata quindi pubblicata su una rivista scientifica, oltre che essere stata oggetto di lezioni e materiale didattico in corsi di perfezionamento post-laurea.
2) L'interpretazione di Lino Lista è contemporanea a quella di K. Lindskoog e fu realizzata mediante un "esperimento di connessione delle conoscenze della rete". Il sito www.philia.it, infatti, rende conto delle date e dei contributi d'Internet alla scoperta. Il quotidiano "la Repubblica" annunciò la tesi in un articolo del 21 luglio 2000.
3) Lei, dottor Socci, non ha dato, pienamente, il senso dell'interpretazione: quella di Lino Lista è un'esegesi che parte dal significante per giungere al significato. Essa è una dimostrazione che si fonda sulla ricerca del "senso universale" di molte decine di segni, essendo basata su un modello ermeneutico.
4) Una sua omissione mi ha particolarmente amareggiato ed è relativa all'immagine delle Tre Grazie danzanti, tratta dai disegni dell'Eden di Botticelli e pubblicata in pag. VII del quotidiano "Il Foglio". L'immagine, andava spiegato, fu scoperta da Lino Lista e mostrata, per la prima volta su carta, in Episteme con l'associazione ai versi "...tre donne in giro dalla destra rota / venian danzando...". Questo è l'aspetto storicamente più rilevante dell'intera questione, perché il gruppo delle Tre Grazie è un topos dell'arte e la loro raffigurazione come tre Virtù o Stelle è assolutamente originale.
5) Fu Lino Lista, dapprima in www.philia.it e poi nel numero 8 di Episteme (allegato semestrale al "Foglio in Arte", Perugia), a diffondere in Italia la conoscenza della contemporanea intuizione di K. Lindskoog, intuizione ignota, fino a quel momento, a tutti gli studiosi della Primavera, i quali si erano incamminati in ben altre direzioni. Lino Lista agì in tal modo perchè la sua morale di studioso tanto gli imponeva; così egli si comportò per rafforzare la propria tesi con l'opinione di una dantista; così operò perché stimava Kathrin, una gran poetessa statunitense colpita da una grave malattia, a causa della quale, poi, è deceduta. Episteme 8 dà conto dei rapporti epistolari intercorsi tra Lino Lista e K. Lindskoog.
6) Fu Lino Lista, però, a trasformare la comune, indipendente e contemporanea intuizione in "prova iconologica". A questo proposito, egregio dottor Socci, va annotato che la figura di Matelda Primavera, tratta dai disegni di Botticelli e pubblicata nel saggio del "Foglio", somiglia pochissimo a quella di "Flora/Primavera" del dipinto in esame, avendo la vostra un braccio sollevato. In cima a questo post è allegata un'immagine, tratta dallo stesso disegno di Pg XXXI della Commedia dove furono individuate le tre Grazie, molto più somigliante: "Un vero e proprio studio pittorico di Flora/Primavera", è stato scritto. Se lei, prima di pubblicare l'articolo, avesse contattato Lino Lista -la sua mail è in calce agli articoli citati- certamente sarebbe entrato in possesso anche di questa figura di Matelda (ancora da "ripulire") assieme ad altre indicazioni utili per identificare, nella cosiddetta Venere della Primavera, la dantesca Beatrice. Lino Lista, infatti, ama comunicare le sue cognizioni. Non per caso egli è un net-writer.
Cordiali saluti
Ing. Lino Lista
SITOGRAFIA
http://www.astroarte.it/astroarte/artivisive/storia/saggio_botticelli.htm
http://itis.volta.alessandria.it/episteme/ep7/ep7.htm
Aggiornamento di Lino Lista in data 27/11/2005.
L'articolo del giornalista Socci è disponibile agli indirizzi:
http://www.cristianosias.it/Ilfoglio1.pdf
http://www.cristianosias.it/Ilfoglio2.pdf.
Ne suggerisco la lettura, congiuntamente ai due citati articoli di Episteme, per cinque buoni motivi:
1) E' uno straordinario avvenimento di costume.
2) Chiunque potrà confrontare i contenuti dell'articolo di Socci con quello dei miei saggi.
3) Non stiamo discutendo di un quadro, bensì del "quadro dei poeti".
4) Si potrà verificare come i giornalisti siano sensibili soltanto alla notizia e non al valore dei simboli, che sono patrimonio degli artisti.
5) Si potrà diventare più prudenti nei confronti della "notizia giornalistica". Socci, infatti, afferma che "... abbiamo dovuto aspettare la solitaria intuizione (ma dovrei dire la scoperta, di pochi mesi fa) di Kathryn Lindskoog...". Ebbene: lui l'ha scoperta soltanto pochi mesi fa perché io, la poetessa Kathryn, l'ho scoperta prima del 6 gennaio 2001 e le ho dedicato il saggio del 2004 in Episteme 8.
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L'ARTE IMBROGLIONA
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E' il 12° Festival Internazionale di Poesia di Genova - chiamata nel concorso, un po' pretenziosamente, "la Città dei Poeti" -. Nella lettera che segue, inviata su Internet il 18/6/2006, c'è una sintesi delle mie impressioni. Da questa manifestazione ho ricevuto gratificazioni e riconoscimenti, ma ciò non può farmi sentire obbligato a "tapparmi la bocca" e non denunciare il calo di qualità e gestione di un possibile riferimento di pregio nel panorama poetico nazionale. Personalmente non frequenterò mai più né festival né concorso, se non cambieranno uomini e metodi in maniera più trasparente, costruttiva e soprattutto "meno arrogante".
Il burattinaio senza fili di C.Sias
E' tempo di aria nuova a Genova. Nel giro di sette giorni sono passato da "una delle più importanti" manifestazioni poetiche nazionali nel Casentino a quello che dovrebbe essere il maggior punto di riferimento poetico della Liguria: il Festival Internazionale della Poesia. Ho partecipato insomma ad una manifestazione di puro stampo lobbystico fra giovani promesse, cariatidi imbalsamate e poesie declamate e lodate alla ricerca di musiche e anime inesistenti, per ritrovarmi ieri nel più classico tentativo di vendere fumo come arte, perpetrato sotto gli occhi del pubblico sostegno. Anche in quell'occasione (nel Casentino ndr), dove ricevetti incredibilmente un riconoscimento insieme a personalità di ben altro spicco come l'ex ministro Sirchia, ricordo che a un certo punto, trovandomi al suo fianco, mentre lo intervistava una giornalista televisiva, mi chiesi ancora "cosa ci faccio qui io?". E cosa ci faceva lui?
Dopo le vergogne degli anni precedenti, in cui si classificarono al primo posto poesie che evidenziavano il loro maggior pregio in anafore come "Belin belin belin" (persino chi non è di Genova sa cosa significa), sui volantini e nella pubblicità di questa edizione del Festival anche quest'anno i nomi erano altisonanti: fra i principali, la Regione, Provincia e Comune, la Carige, il marchio riciclato di Genova Città Europea della Cultura 2004, l'immancabile Secolo XIX e l'associazione del "direttore dei lavori" Claudio Pozzani.
Richiamato da una mail attraente e da un progetto apparentemente interessante, e sollecitato dai tanti amici presenti alla manifestazione, confermai la mia presenza anche al buffet serale nonostante la mia naturale diffidenza. Già in passato mi ero discretamente ritirato dal circolo collegato all'editore organizzatore dell'evento e - in un passato ancor più recente - da una proposta editoriale dello stesso, per diversità di vedute sul modus operandi di quella struttura.
Ciò cui ho assistito ha però dell'incredibile! Non tanto per la sparuta partecipazione - il sottoscritto da solo raccolse il doppio delle persone presenti ieri al Palazzo Ducale, in almeno un paio delle modeste presentazioni dell'ultima raccolta - ma per la pochezza organizzativa e l'atteggiamento delirante sul palco del Patron della manifestazione.
Le parole che ho sentito infatti avevano ben poco di poetico: anche qui c'era un'anafora d'effetto ripetuta più volte: " vi butto fuori" e un atteggiamento strafottente in un delirio d'onnipotenza, forse scaturito dalla convinzione di essere ormai il deus ex macchina della cultura locale, forte di amicizie e coperture giornalistiche/politiche che pongono simili personaggi come riferimenti culturali del territorio, e forse anche della loro assenza (compresa quella del direttore del Festival, come sempre splendidamente impegnato altrove) nel sabato centrale di tutta la manifestazione.
Non è scopo di questo articolo entrare nei dettagli di una serata deprimente, intendo precisarne solo un aspetto particolarmente esemplificativo rivolgendomi direttamente all'interessato, come è mio costume, in un mondo ormai abituato alle parole riferite e/o mal interpretate:
Caro Antonello Cassan, fermo restando il fatto che poteva sembrare interessante l'idea di coordinare gli autori in 5 presentazioni annue, pur trasformandoli in piccoli venditori ambulanti costretti ad attraversare l'Italia con un tavolino e tutti i libri della collana, con quale diritto ti arroghi il controllo anche della gestione delle loro passioni e intenzioni? Io del mio libro farò sempre quello che ritengo sia giusto, e se un giorno dovessi decidere di comprarne mille copie per regalarle ad altrettanti parenti ed amici, non sarai certo tu a "buttarmi fuori" per questo.
Ma infine, che c'entrava tutto ciò con un Festival internazionale e con il Palazzo Ducale?
In realtà ieri è venuta fuori la vera faccia di liberodiscrivere.it, in linea con le più attuali tendenze "ideologiche" del controllo dell'editoria sul Net e nella distribuzione. Al macero dunque tutti gli "irregolari", i Net Writers, gli innamorati dell'arte. Soltanto chi supererà l'esame della commissione regnante e si adeguerà al sistema potrà inviare anche solo una cartolina con un endecasillabo scritto sopra.
Miei cari signori, ammettetelo: a voi non interessa la Poesia! A voi interessa solo vendere libri e il vostro nome, e se per questo dovete usare la gente, che importa?
Ed ecco il risultato: un "padrone" che minaccia e alza la voce su un palco e alcuni ex rivoluzionari, poeti di ghetto, avanguardisti della parola, equilibristi del senso, in giacca o pigiamino come devoti cagnolini ai suoi piedi.
Io non capisco, ho conosciuto dei buoni artisti, delle idee e delle concezioni ideali: dove sono finite? Come potete lasciarvi trattare così? Come potete permettere questo? E le cose non sono certo migliorate quando un certo "lupo dagli occhi rossi" (ma era un festival di poesia o di cartoons?) ha cominciato a declamare i primi versi in una maniera che avrebbe fatto fare uova di cioccolato anche alle galline più refrattarie del Net.
"Un altro che declama, per dare ai versi una musicalità che non c'è", ho pensato.
Disgustato, sono fuggito insieme a mia figlia, giovane poeta d'avanguardia che a soli 16 anni non poteva assistere a tali sceneggiate, e mi sono rifugiato nei volantini della manifestazione per trovare uno sfogo alternativo alla serata così miseramente cominciata. Seguendo questi volantini ho quindi fatto chilometri: vi erano annunciate iniziative strabilianti, anche le stesse iniziative in posti diversi (?) di cui nessuno era a conoscenza, nemmeno gli info-point di Porto Antico. Una in particolare aveva un titolo pretenzioso "la Poesia nel pallone" e parlava del Palazzo Ducale. Un altro parlava della stessa manifestazione al Banano Tsunami del Porto. Dopo aver girato il Porto alla ricerca di questo Banano finalmente l'ho trovato: nessun posto a sedere su un molo di 100 mq disponibili e un "grande schermo" di un metro e mezzo per un metro rivolto verso la cucina del bar. Sì proprio in un punto dove nessuno poteva vederlo!
La prossima volta potrei stampare un volantino e fare un festival universale della letteratura nel salotto di casa mia, almeno staremmo più comodi.
Miei cari signori, ma che fate con i soldi della comunità? Perché vi inventate delle manifestazioni inesistenti e tutti quei bla-bla senza sbocco? Per qualche finanziamento? Per far vedere come siete bravi a stampare in tempo utile dei volantini tutti colorati?
Naturalmente potrete dire che non è vero, che la sera c'era la partita, che quest'anno vi hanno tagliato i finanziamenti ecc ecc. Conosco Claudio Pozzani dal 2001 e ogni anno l'ho sentito lamentarsi perché non c'erano abbastanza soldi, eppure è sempre lì, col suo nome scritto dappertutto. Come tutti gli altri. Un bello spirito di sacrificio!
Sì,
è tempo di aria nuova a Genova e in Italia. Ieri sono scappato dalla cultura, visto che la cultura è questo. Ci siamo rifugiati in un ristorante semivuoto dove sorridenti signorine ci portavano piatti sinceri davanti alla partita della Nazionale. E alla fine, canzoni e intrattenimento da parte di artisti da strada e un imitatore di Renato Zero che ci ha fatto sorridere e divertire fino a notte inoltrata. Ecco, ho pensato, dove è rimasta la cultura: negli angoli sperduti dei senzadio, nelle loro anime povere e semplici che forse ormai sono restate le sole a capire che cosa essa veramente sia. Perdonaci Faber.
Questa che vi allego è la "loro poesia", amici e nemici, qualunque cosa voi possiate dire fare o inventare: e a voi tutti la dedico.
Cristiano Sias